- Giugno 25, 2026
- Valentina Arci
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ToggleIl narcisismo è strettamente legato alle relazioni di dipendenza affettiva dato che il narcisista ha bisogno di essere adorato e il/la sua partner ha bisogno di adorare; pertanto, si instaura un circolo vizioso che consente di mantenere in essere il legame in maniera disfunzionale.
Il problema principale dei narcisisti è la mancanza di sentimenti e, agendo senza sentimenti, tendono ad essere manipolativi e a controllare gli altri, i quali sono costretti a sottostare all’esercizio del loro potere, senza poter esprimere i propri bisogni e le proprie idee. Se si è in relazione con un narcisista bisogna rinunciare a ricevere un amore autentico perché, essendo profondamente egoista, gli manca l’interesse per i propri simili. Infatti, se non è capace di entrare in contatto con le proprie emozioni, non gli è possibile riconoscere quelle degli altri.
Nel narcisismo sono presenti apatia e perdita di senso della realtà che, in misura eccessiva, diventano patologici, nel senso che, come per gli altri disturbi di personalità, comportano una grave compromissione delle capacità relazionali. D’altronde chi non prova sentimenti non è in grado di considerare, né comprendere cosa provano gli altri perché il dolore, la rabbia, la paura sono stati soffocati per non essere affrontati.
I sentimenti non possono essere riconosciuti per quello che sono: la rabbia, per esempio non viene percepita o manifestata realmente e consciamente, bensì espressa sotto forma di collera, che si tramuta in atteggiamenti aggressivi.
È per questo che con i narcisisti non si può risolvere un conflitto in maniera costruttiva e che discutere è soltanto una fonte di frustrazione, perché sferrano continui attacchi alla vulnerabilità di chi è loro vicino per ferirlo intenzionalmente e fargli credere che non conta nulla. Così alla fine il narcisista può dire: “io sono il vincitore, tu sarai sempre perdente”.
Il risultato è che questo atteggiamento, che fa di lui o lei un carnefice, rende l’altro una vittima che resta a sua disposizione, avviluppata in una spirale di dipendenza.
Tuttavia, ciò che i narcisisti esprimono non è un vero sentimento di rabbia, perché non riescono a sentirla. Si irritano automaticamente ogni volta che vengono contraddetti o non ottengono ciò che vogliono e usano l’aggressività per mantenere il controllo e ribadire chi comanda, così da intimidire l’altro e confermare il loro potere. A quel punto l’altro, se vuole restare nella relazione, non ha altra scelta se non quella di assecondarli.
Come si sviluppa la dipendenza da un narcisista
Generalmente ciò che rende attraente un narcisista è la sua spiccata capacità seduttiva, attraverso la quale manipola l’altro facendolo sentire speciale. Sebbene egli stesso dipenda profondamente dall’approvazione altrui, riesce a sua volta a rendere l’altro dipendente dal suo consenso e dalla sua approvazione. Nonostante si presenti come una persona fredda e indifferente alle emozioni, mostrando una marcata mancanza di empatia, verso l’altro inizialmente dà l’impressione di essere caloroso e accogliente. Questo accade perché è molto abile nel proiettare un’immagine di sé idealizzata, che però non corrisponde al suo vero sé.
Ben presto, tuttavia, questa immagine inizia a cambiare e lascia spazio al ricatto emotivo, che potrebbe tradursi in un messaggio implicito come: “Se rimani fedele ai miei valori, continuerò a trattarti bene, ma se non rispetterai le mie aspettative o i miei ordini, ti punirò con il distacco e l’abbandono”.
Si tratta però di un gioco perverso perché spesso il narcisista sembra tornare sui suoi passi: dopo aver minacciato di andarsene attende che la vittima si indebolisca emotivamente per tornare all’attacco. Questo meccanismo ricorda quello di un genitore che, di fronte a un bambino disobbediente, lo punisce prendendo le distanze e facendogli credere di non volergli più bene. Il bambino, nel tentativo di riconquistare il suo amore, cerca allora di comportarsi bene e di corrispondere alle aspettative che il genitore ripone in lui.
Inoltre, nel narcisista coesistono un senso di superiorità e un senso di profonda inferiorità, che egli cerca costantemente di compensare attraverso atteggiamenti autoritari. Per questo motivo, se da una parte può mostrarsi accogliente e premuroso, dall’altra può rivelarsi freddo, svalutante e distante. È proprio questa ambivalenza a confondere la vittima e a renderla sempre più dipendente dal suo gioco relazionale.
Quando una persona si identifica con la propria immagine anziché con il proprio vero sé, tende a vedere anche l’altro allo stesso modo: non come un individuo autonomo, ma come un oggetto al servizio dei propri desideri e bisogni.
Trattamento della dipendenza affettiva
Chi sviluppa una dipendenza affettiva impara, spesso fin dall’infanzia, che per ottenere amore, attenzione e approvazione deve mettere da parte sé stesso e i propri bisogni per soddisfare quelli dell’altro. In questo modo la persona finisce per identificare l’amore con l’asservimento e il sacrificio di sé, arrivando progressivamente a perdere il contatto con i propri desideri, emozioni e necessità.
All’interno della relazione tende ad assumersi l’intera responsabilità del benessere della coppia, dell’andamento del rapporto e a sentirsi colpevole ogni volta che qualcosa non funziona. Le continue svalutazioni, le critiche e i messaggi denigratori ricevuti dal partner vengono interiorizzati fino a diventare convinzioni radicali sulla propria persona. Con il tempo, la vittima arriva così a credere di avere poco valore, di non meritare di essere amata e di essere responsabile delle difficoltà relazionali.
Da ciò si comprende come la persona che cade nella dinamica manipolatoria di un partner narcisista presenti generalmente una particolare vulnerabilità emotiva. Spesso possiede una bassa autostima, scarsa fiducia nelle proprie percezioni e convinzioni, un forte bisogno di approvazione e una marcata tendenza a sentirsi in colpa quando la relazione attraversa momenti di crisi o conflitto.
Il percorso terapeutico finalizzato al superamento della dipendenza affettiva può articolarsi in diverse fasi.
1. Riconoscere e definire la dipendenza
Il primo passo consiste nel comprendere la natura della dipendenza e identificare con chiarezza la dinamica relazionale che la alimenta. È importante riconoscere quale modello affettivo si sta inconsapevolmente ripetendo nella relazione attuale.
Nella maggior parte dei casi, infatti, la dipendenza affettiva rappresenta la riproposizione di schemi relazionali appresi durante l’infanzia, spesso nel rapporto con una figura genitoriale significativa. La persona si ritrova a vivere con il partner esperienze emotive molto simili a quelle vissute da bambino, reagendo agli atteggiamenti disfunzionali dell’altro con le stesse strategie adottate in passato per preservare il legame affettivo.
2. Ridurre progressivamente il contatto e tollerare l’astinenza emotiva
La separazione da una relazione tossica comporta spesso una vera e propria astinenza emotiva. Per questo motivo è necessario ridurre gradualmente il contatto con il partner e imparare a tollerare il disagio emotivo che ne deriva, fino ad arrivare, quando possibile, all’interruzione definitiva della relazione.
Le relazioni caratterizzate da dipendenza affettiva seguono generalmente un andamento ciclico: ai momenti di sofferenza e allontanamento si alternano fasi di riavvicinamento e apparente serenità. Queste riconciliazioni temporanee alimentano la speranza di un cambiamento e rinforzano la dipendenza, rendendo più difficile il distacco.
3. Ricostruire la propria identità
Uno degli obiettivi principali del trattamento consiste nel recuperare il senso della propria identità. La persona dipendente tende, infatti, a definirsi esclusivamente attraverso la relazione e il giudizio dell’altro, smettendo di riconoscere sé stessa come individuo autonomo. Il lavoro terapeutico aiuta a riscoprire i propri bisogni, desideri, valori e obiettivi personali, favorendo la costruzione di un’immagine di sé più stabile e autentica.
4. Lavoro sulla idealizzazione del partner
Un aspetto centrale della dipendenza affettiva è l’idealizzazione del partner. La persona tende a concentrarsi quasi esclusivamente sugli aspetti positivi della relazione, minimizzando o giustificando comportamenti dannosi e svalutanti. Diventa quindi importante mettere in discussione la convinzione di essere amati nel migliore o nell’unico modo possibile, osservando con maggiore obiettività la realtà della relazione. A tal fine può essere utile riconoscere e registrare gli episodi negativi, attribuendo loro il giusto peso e ridimensionando l’immagine idealizzata del partner.
5. Elaborare i traumi relazionali attraverso l’EMDR
Un valido supporto terapeutico può essere rappresentato dall’EMDR, una metodologia che consente di individuare ed elaborare le esperienze emotivamente traumatiche. Attraverso questo approccio è possibile lavorare sugli episodi vissuti nella relazione attuale che hanno riattivato ferite emotive e traumi relazionali, favorendo l’elaborazione dei traumi relazionali e interrompendo i meccanismi che portano a ripetere schemi affettivi disfunzionali.
6. Lavoro sulle diverse parti di sé
Nel percorso terapeutico è spesso utile esplorare il conflitto interno che caratterizza la persona dipendente. Generalmente convivono due parti contrapposte: una parte fragile e sofferente, che teme l’abbandono e non riesce a separarsi dal partner, e una parte più consapevole e protettiva, che riconosce la tossicità del rapporto e desidera allontanarsene. Favorire il dialogo tra queste parti consente di comprendere meglio i propri bisogni emotivi e di sviluppare modalità più sane e costruttive di relazione con sé stessi.
7. Rafforzare l’autostima e le risorse personali
L’ultima fase del percorso riguarda il consolidamento dell’autostima e il potenziamento delle risorse personali necessarie per mantenere il distacco e prevenire future relazioni disfunzionali. Imparare a riconoscere il proprio valore, stabilire confini chiari e rispettare i propri bisogni rappresenta una condizione fondamentale per costruire relazioni più equilibrate, basate sul rispetto reciproco e non sulla dipendenza.
Terapia di coppia o individuale?
È importante ricordare che nelle relazioni con una persona narcisista si instaura spesso una dinamica di co-dipendenza, nella quale entrambi i partner contribuiscono, seppur con modalità differenti, al mantenimento del rapporto. In tali situazioni nessuno dei due è realmente disposto a perdere la relazione o a modificarne radicalmente il funzionamento, poiché è proprio la disfunzionalità della dinamica a mantenerla in vita.
Tuttavia, poiché la persona con tratti narcisistici raramente riconosce il proprio contributo al problema o si mette in discussione, risulta generalmente più efficace che sia la persona dipendente a intraprendere un percorso terapeutico per la dipendenza affettiva.
L’obiettivo non è cambiare l’altro, ma comprendere e trasformare le proprie modalità relazionali, interrompendo gli schemi che alimentano la sofferenza e favorendo la costruzione di rapporti più sani e soddisfacenti.
Pensi di avere una dipendenza affettiva?
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