- Dicembre 18, 2025
- Valentina Arci
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ToggleCosa sono i traumi relazionali
I traumi relazionali sono esperienze emotive negative legate a relazioni significative in cui ci siamo sentiti rifiutati, abbandonati o trascurati da persone importanti della nostra vita.
Questi traumi possono includere:
- maltrattamenti da parte di genitori, figure di riferimento o partner, specialmente quando i nostri bisogni emotivi sono stati ignorati, sminuiti o frustrati;
- separazioni dolorose, soprattutto in seguito a relazione tossiche, conflittuali o caratterizzate da tradimenti;
- la perdita di una persona amata, in particolare se causata da malattie o incidenti, che possono complicare l’elaborazione del lutto;
- esperienze ripetute di abuso fisico o psicologico, o separazioni prolungate;
- traumi precoci infantili
Tutte queste esperienze possono lasciare cicatrici profonde e sono considerate veri e propri traumi, trattabili con la terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), proprio come avviene per il Disturbo da stress post traumatico (PTSD).
Come si manifestano i traumi
Nel nostro cervello esiste una sorta di “archivio” della memoria dove vengono immagazzinati gli eventi passati, compresi quelli traumatici. Anche se possiamo avere l’impressione di averli dimenticati, questi ricordi riaffiorano sotto forma di immagini, sogni o sensazioni dolorose, come se la mente continuasse a proiettare sempre lo stesso film.
Durante una seduta EMDR, lavorare su questi eventi è come rivedere quel film consapevoli, però, che non è più reale, che appartiene al passato. Possiamo osservare quelle scene da una nuova prospettiva, con la possibilità di “riscrivere la sceneggiatura”. Questo ci consente di modificare il finale, rivivendo quei momenti con gli occhi del presente, sperimentando emozioni meno intense, pensieri più realistici e positivi, e trasformando le convinzioni negative su noi stessi in credenze più funzionali. È un po’ come se potessimo parlare con i personaggi di quella storia immedesimandosi con il protagonista che l’ha vissuta e rileggerla in modo diverso, senza che ci disturbi più.
Elaborare il trauma significa accettare ciò che è accaduto, riconoscere che quelle scene non ci appartengono più, e che oggi non siamo costretti a rivivere nello stesso modo.
Le condizioni e le persone che ci hanno fatto soffrire non fanno più parte del nostro presente ma di un passato da cui possiamo finalmente prendere le distanze.
Se da bambini abbiamo vissuto esperienze di dolore, maltrattamento, umiliazione o mancanza di riconoscimento, potremmo aver interiorizzato la convinzione di non valere abbastanza per essere amati. Questa immagine di noi stessi, formata nell’infanzia, può continuare a condizionare il nostro vissuto da adulti. Così, ogni volta che qualcosa del presente ci riporta a quei ricordi, può capitare di rivivere la sofferenza provata allora e di sentirci esattamente come ci sentivamo a quell’età.
L’EMDR ci offre la possibilità di interrompere questo ciclo aiutandoci ad elaborare il trauma, a curare il nostro bambino interiore dalle ferite del passato e riappropriarci di un senso di padronanza e libertà emotiva nel presente.
Come funzionano le sedute con l’EMDR
Dopo una prima fase di raccolta della storia personale e dei fatti che hanno determinato l’insorgenza dei sintomi, il terapeuta e il paziente individuano insieme gli eventi su cui lavorare.
Si tratta generalmente di ricordi o episodi particolarmente significativi e dolorosi spesso all’origine del disagio attuale.
La semplice narrazione di questi eventi rappresenta già un momento terapeutico importante. Raccontare la propria storia permette di dare un ordine alle esperienze, di condividere la sofferenza e di sentirsi accolti e compresi. In molti casi alcuni episodi vengono raccontati per la prima volta: poterli descrivere in un contesto sicuro e privo di giudizi consente al paziente di ridimensionare sensi di colpa ingiustificati o, al contrario, di riconoscere il peso di esperienze che in passato aveva minimizzato o rimosso.
Attraverso questo processo si inizia a elaborare i traumi che hanno contribuito a costruire il “nucleo identitario”, ossia quell’insieme di convinzioni negative su di sé (“sono sbagliato”, “non valgo”, “non ho controllo”, “non sono all’altezza”) che si attivano ogni volta che si vivono situazioni simili a quelle del passato. Tra questi traumi rientrano spesso anche quelli relazionali, legati a dinamiche disfunzionali con le figure di riferimento durante l’infanzia o in fasi delicate della crescita (0-12 anni).
Durante la fase specifica di elaborazione con l’EMDR, il paziente viene guidato a rievocare il ricordo traumatico mentre segue con lo sguardo una serie di stimolazioni bilaterali (visive, tattili o uditive). Questo processo facilita la rielaborazione delle emozioni, dei pensieri e delle sensazioni corporee associate all’evento, permettendo di trasformarle in esperienze più sostenibili e gestibili nel presente.
Una seduta può dirsi completata quando il ricordo smette di essere disturbante e viene percepito come parte del passato, non più come qualcosa di attivo nel “qui e ora”.
Successivamente si lavora sugli eventi recenti che ancora evocano gli stessi vissuti emotivi (i cosiddetti trigger), in modo da “ricollocare” nel tempo l’esperienza originaria, neutralizzandone la carica emotiva.
Infine, l’intervento si orienta al futuro: si lavora sulla costruzione di nuove strategie e risorse personali che permettano di reagire in modo più equilibrato e consapevole in situazioni analoghe.
Questo passaggio aiuta il paziente a sentirsi più sicuro, capace e libero dalle reazioni automatiche legate al trauma.


