- Ottobre 26, 2026
- Valentina Arci
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ToggleLa sfera sessuale riveste un’importanza cruciale e vitale nella quotidianità dell’individuo.
Molti autori hanno incluso l’attività sessuale nella prima categoria dei bisogni essenziali alla sopravvivenza, al pari del sonno e del nutrimento, nonché tra i principali fattori di soddisfacimento fisiologico e di appagamento anche dal punto di vista affettivo.
Da ciò si deduce che, quando una disfunzione interviene nella sfera della sessualità, è necessario intervenire per ripristinare il benessere psicofisico della persona.
Le disfunzioni sessuali femminili
Disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale
Il desiderio sessuale può variare notevolmente nel corso delle diverse fasi della vita, in seguito a numerosi fattori, sia esogeni come i vissuti relazionali, la percezione del proprio corpo e i modi di pensare alla sessualità, sia endogeni come i cambiamenti ormonali, le trasformazioni naturali del corpo e gli interventi chirurgici. Esso riguarda non soltanto le sensazioni fisiche, ma anche le percezioni soggettive relative al significato che viene attribuito all’intimità.
Il disturbo si manifesta attraverso una riduzione significativa o un’assenza persistente dell’interesse e del desiderio sessuale e/o dell’eccitazione sessuale, accompagnata da un disagio personale clinicamente rilevante. Desiderio ed eccitazione sono fenomeni correlati, ma distinti: una persona può provare desiderio senza percepire un’evidente risposta fisica, oppure sperimentare eccitazione in assenza di un desiderio iniziale. Gli stimoli erotici possono derivare sia dall’approccio del partner, dalla vista di qualcosa di eccitante o da altre condizioni che sollecitino il desiderio. Peraltro, il desiderio non deve necessariamente precedere l’attività sessuale: in alcune persone può emergere in risposta alla stimolazione e al coinvolgimento nell’esperienza, anche quando inizialmente è assente. Può inoltre riguardare l’assenza di fantasie o di iniziativa sessuale, un basso grado di soddisfacimento sessuale, fino a una ridotta o nulla percezione del piacere.
Il disturbo può manifestarsi soltanto in circostanze particolari oppure generalizzarsi a tutte le situazioni. Il mancato o ridotto desiderio, infatti, può presentarsi esclusivamente con un partner ma non con altri, oppure può non essersi mai manifestato in precedenza e, pertanto, può riflettere un disagio relazionale momentaneo. È importante distinguere una difficoltà situazionale da un disturbo clinico: la diagnosi richiede una valutazione della durata, della frequenza, del contesto e del disagio soggettivo. Spesso il problema incide sull’intimità della coppia condizionando anche il partner; perciò, in questi casi può essere opportuno coinvolgerlo nel percorso di trattamento. In tal modo, se trattato adeguatamente, è possibile affrontare i fattori che contribuiscono alla difficoltà e ridurre il rischio che questa si mantenga nel tempo, senza che si esacerbi. Oltre che dalla situazione relazionale tali disturbi possono dipendere da condizioni fisiche e mediche, dalla presenza di traumi psicologici e sessuali, da convinzioni erronee, pensieri negativi, ansia e stress, nonché da un senso di inadeguatezza personale.
Tra le possibili cause o concause dei disturbi sessuali rientrano anche i cambiamenti ormonali, il dolore durante i rapporti, alcune patologie croniche e gli effetti collaterali di farmaci. Spesso più fattori che contribuiscono alla difficoltà intervengono contemporaneamente, per esempio:
- eccessiva preoccupazione per la prestazione sessuale;
- difficoltà a riconoscere o a esprimere le proprie emozioni e i propri bisogni;
- paura dell’intimità, del giudizio e della perdita del controllo;
- difficoltà a concedersi il piacere o concentrarsi sulle sensazioni corporee;
- pensieri negativi su di sé o sulla propria immagine corporea;
- ansia o timore del contatto fisico, soprattutto se associato a esperienze dolorose o negative.
Disturbo dell’orgasmo
Il disturbo dell’orgasmo femminile può manifestarsi con un ritardo marcato, una frequenza molto ridotta o l’assenza dell’orgasmo, oppure con una riduzione significativa della sua intensità. Per formulare la diagnosi è necessario valutare la persistenza della difficoltà, il contesto in cui si presenta, il tipo e l’adeguatezza della stimolazione e la presenza di un disagio personale clinicamente significativo.
Raggiungere l’orgasmo attraverso la stimolazione del clitoride, ma non mediante la sola penetrazione vaginale, non costituisce di per sé una disfunzione. La stimolazione clitoridea diretta o indiretta è importante per l’esperienza orgasmica di molte donne e la penetrazione, da sola, non garantisce il raggiungimento dell’orgasmo.
È quindi fondamentale chiarire questa differenza, perché molte donne si sentono “difettose” o a disagio pensando che la loro sessualità sia disfunzionale se il piacere viene sperimentato esclusivamente con la stimolazione tattile o di altro tipo (per esempio con l’uso di sex toys).
Disturbo del dolore genito pelvico e della penetrazione
Il disturbo può comportare difficoltà persistenti o ricorrenti nella penetrazione vaginale, dolore vulvovaginale o pelvico durante i tentativi di penetrazione o i rapporti.
Al dolore si associa spesso l’ansia anticipatoria, legata alla paura che possa ripetersi l’esperienza spiacevole già vissuta in precedenza; ne consegue che i muscoli del pavimento pelvico possono diventare molto tesi per via di una contrazione involontaria e che la penetrazione possa risultare dolorosa o difficile.
Il dolore può essere superficiale, in prossimità della vulva o dell’ingresso vaginale, oppure profondo, nella regione pelvica. Tra le possibili cause vi sono secchezza e ridotta lubrificazione, alterazioni ormonali, infezioni, patologie vulvari, endometriosi e variazioni funzionali del pavimento pelvico. È quindi importante non attribuire automaticamente il dolore a una causa esclusivamente psicologica, soprattutto in presenza di sintomi persistenti o cambiamenti improvvisi.
Per questo può essere utile rivolgersi a un professionista al fine di indagare le possibili cause, la durata e le circostanze di comparsa dei sintomi e di stabilire se siano necessari accertamenti medici. È inoltre importante distinguere le difficoltà presenti fin dall’inizio della vita sessuale da quelle comparse successivamente, nonché quelle generalizzate da quelle situazionali, ovvero se si tratti rispettivamente di una condizione permanente o acquisita.
Modalità di intervento
Psicoeducazione e sollievo dall’ansia
Innanzitutto, è necessario fornire alla paziente informazioni dettagliate sull’anatomia dell’apparato genitale. Essere adeguatamente informati permette di comprendere ciò che può essere modificato a livello fisiologico e di conoscere esattamente ciò che accade all’interno del proprio corpo, contribuendo così a ridurre il senso di colpa e l’agitazione. Le informazioni devono essere adattate alle difficoltà specifiche della persona e possono riguardare anche la risposta sessuale, il ruolo del clitoride, la lubrificazione e il funzionamento del pavimento pelvico. In genere mettere la paziente al corrente dei meccanismi fisici coinvolti consente di ridurre la paura del dolore e di rafforzare la fiducia nel trattamento e nelle risorse disponibili per risolvere il problema.
Somministrazione di questionari
Valutare il grado di soddisfazione relativo alla propria vita sessuale e l’intensità di dolore che la paziente prova durante o prima del rapporto è utile per comprendere in quale misura il disturbo incida sulla sua vita personale e di coppia. La valutazione permette, inoltre, di individuare in modo più strutturato il grado di importanza attribuito alla sessualità e al sintomo, oltre a favorire una presa di coscienza più consapevole del problema e della necessità di affrontarlo. Possono essere utilizzati questionari validati come il FSFI (Indice della Funzione Sessuale Femminile) insieme al colloquio clinico e, quando indicato, alla valutazione medica. I test sono strumenti di supporto e non sostituiscono la valutazione diagnostica né identificano necessariamente, da soli, la causa della difficoltà.
Tecniche di rilassamento
L’insegnamento di tecniche di rilassamento generale del corpo, apprese in seduta con il terapeuta, può essere associato a tecniche specifiche finalizzate al rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico e all’aumento della percezione delle sensazioni nella zona vaginale. Queste ultime possono essere apprese attraverso il supporto di figure professionali esperte nella riabilitazione pelvica, quali ad esempio un fisioterapista specializzato nel pavimento pelvico, eventualmente in collaborazione con la ginecologa, ed essere replicate dalla paziente autonomamente a casa. In presenza di ipertono o difficoltà di rilassamento del pavimento pelvico, il trattamento può includere esercizi di consapevolezza, respirazione, rilassamento e coordinazione muscolare. Gli esercizi devono essere personalizzati: il semplice potenziamento dei muscoli pelvici, per esempio attraverso contrazioni ripetute, non è indicato indistintamente per tutte le persone e può essere controproducente quando è presente un’eccessiva tensione muscolare.
Aumento dell’autostima
Parallelamente, è necessario sviluppare un buon rapporto con il proprio corpo e incrementare il senso di sicurezza nell’esporsi, così da sentirsi attraenti. Il percorso psicologico riguardo all’accettazione del proprio corpo consente anche di ridurre l’autocritica, nonché le sensazioni di imbarazzo legate alla convinzione di dover essere in perfetta forma per vivere una sessualità soddisfacente. Il lavoro sull’autostima può dunque migliorare l’idea della propria immagine corporea ed eliminare i vissuti di inadeguatezza che interferiscono con la sessualità.
Lavoro sulla relazione di coppia
Dopo aver indagato a fondo il tipo di rapporto e le dinamiche relazionali che intercorrono tra la paziente e il partner, può essere utile coinvolgere quest’ultimo nelle sedute di terapia. L’obiettivo è migliorare e alimentare la comunicazione riguardo a ciò che può essere o non essere piacevole fare e ricevere, discutendone in un clima di serenità e sicurezza, libero dal giudizio reciproco. In questa sede, entrambi i partner possono seguire le indicazioni terapeutiche relative agli esercizi di reciproca esplorazione corporea da svolgere insieme. Tali esercizi sono finalizzati al recupero graduale dell’intimità e hanno lo scopo di rendere la paziente più sicura nell’esplorare la propria sessualità, senza che la penetrazione o il rapporto sessuale completo siano considerati obiettivi obbligatori.
Esercizi di avvicinamento al contatto e al piacere
La paziente può inoltre imparare a svolgere alcuni esercizi individualmente, che vengono descritti e spiegati, con l’ausilio di illustrazioni, dal terapeuta, il quale potrà successivamente monitorare i progressi compiuti nel corso del trattamento.
Uno dei primi esercizi riguarda la consapevolezza corporea e consiste nel guardarsi allo specchio e osservare cosa si prova di fronte alla propria nudità, allo scopo di prendere confidenza con il proprio corpo e, in particolare, con i genitali. Anche lo sviluppo di fantasie erotiche, che possono essere trascritte dalla paziente oltre che riferite durante la terapia, può contribuire a esplorare preferenze, pensieri ed eventuali inibizioni, e, eventualmente, ad alimentare il desiderio.
L’incentivo a praticare l’autoerotismo, inoltre, può rappresentare uno strumento importante per riconoscere le sensazioni di piacere, così da incrementare anche l’abitudine a percepire come gradevole il contatto fisico con altre parti del corpo che possono risultare erogene. Per giunta può essere utile per individuare il tipo di stimolazione preferito, compresa quella clitoridea, e a comprendere meglio le proprie risposte corporee.
L’aspetto più importante del trattamento consiste nella gradualità e nel rispetto delle preferenze e dei limiti individuali. Gli esercizi devono essere svolti per fasi, rispettando il passaggio da un gradino all’altro nel momento in cui la paziente si sente pronta. In presenza di dolore, l’esposizione non deve essere forzata né comportare il tentativo di sopportare il dolore: è necessario individuare e trattare le eventuali cause e procedere secondo indicazioni cliniche appropriate. Lo stesso principio vale per il coinvolgimento del partner nelle diverse attività, alle quali è necessario esporsi progressivamente.
Un intervento terapeutico adeguato nella sfera della sessualità deve includere una corretta valutazione del problema a partire dall’individuazione o dall’esclusione, per quanto possibile, delle cause mediche rilevanti, per poi agire sugli aspetti psicologici, emotivi e relazionali che possono contribuire al mantenimento della difficoltà.
Il percorso può prevedere il coinvolgimento del partner e, in alcuni casi, la terapia di coppia diventa uno strumento indispensabile al raggiungimento di un esito positivo del trattamento.


