Coppia sorridente abbracciata durante una seduta di terapia con una psicologa - disturbi sessuali e terapia EMDR

La sessualità è un aspetto molto importante della salute psicofisica e l’applicazione della terapia EMDR ai disturbi sessuali si è dimostrata particolarmente efficace.

Le esperienze relazionali, affettive e sessuali individuali, a partire dall’infanzia, influiscono enormemente sull’orientamento sessuale e sul modo di vivere la sessualità durante l’intero arco di vita. Già nei primi anni, infatti, il bambino sperimenta il piacere attraverso il contatto fisico con le persone che si prendono cura di lui, gettando le basi dei modelli di attaccamento che influenzeranno la vita adulta. Poiché la sessualità si definisce anche in base ad aspettative, fantasie, desideri, comportamenti e valori sociali e culturali, nel trattamento dei disturbi di questa sfera diventa fondamentale, per il terapeuta, acquisire tutti gli elementi necessari a ricostruire insieme al paziente la sua storia sessuale a partire dai primi ricordi.

In particolare, è importante esplorare:

  • lo sviluppo della mascolinità o femminilità;
  • le aspettative dei genitori rispetto all’orientamento sessuale del bambino;
  • le idee, i giudizi o i preconcetti trasmessi a casa e a scuola riguardo a quali comportamenti sessuali siano considerati adeguati e quali no.

In questo modo è possibile individuare anche gli stereotipi che sono stati introiettati. Spesso infatti siamo soggetti a pressioni esterne che favoriscono la costituzione di pensieri negativi riguardo alla sessualità. Questi pensieri possono essere stati impartiti senza libertà di scelta e può accadere che, crescendo, il bambino si accorga di non condividerli, pur essendosi conformato ad essi e continuando a essere fortemente condizionato.

Per questo motivo, la terapia sessuale deve incentrarsi anche sulla conoscenza e sul cambiamento di questi pensieri, orientandoli verso ciò che la persona considera valido per il proprio benessere sessuale.

La storia pregressa, infatti, esercita importanti influenze sulla vita sessuale in età adulta.

Per questo, oltre allo stile educativo, nell’anamnesi sarà necessario includere:

  • la modalità di consolidamento dell’identità di genere;
  • l’eventuale coming out;
  • la costruzione dell’immagine corporea di sé;
  • l’acquisizione del ruolo e dei compiti di genere;
  • la comparsa delle mestruazioni nelle femmine e dell’erezione e dell’eiaculazione nei maschi;
  • gli effetti dei rispettivi cambiamenti corporei e della trasformazione fisica.

Sarà inoltre utile considerare: il periodo di inizio dell’attività sessuale; i primi episodi di masturbazione; le prime esperienze sessuali e il vissuto del primo rapporto completo.

La valutazione del disturbo sessuale

Una disfunzione viene definita tale quando si crea uno squilibrio nella vita sessuale dell’individuo e subentra un’alterazione della risposta sessuale. Questa può essere determinata da:

  • un fattore biologico come interventi o malattie,
  • un fattore psicologico come l’ansia e lo stress,
  • un fattore relazionale come crisi o conflitti matrimoniali, distacchi, mancanze affettive o insoddisfazione.

Il primo passo dell’intervento consiste nel comprendere se si tratti di un disturbo permanente o transitorio, quale sia il livello di gravità e se la manifestazione sia limitata a una determinata situazione oppure generalizzata a tutte le altre. Per esempio, è importante verificare se una mancata erezione si verifichi soltanto in alcuni contesti più ansiogeni e non in altri, oppure se una vaginite si presenti solo in concomitanza con determinate condizioni o prescinda da esse. Infine, è necessario comprendere se la sua natura sia esclusivamente biologica oppure anche psicologica.

Come è strutturato l’intervento

Dopo aver analizzato la storia personale e le cause che possono aver originato il disturbo, ed escluso o considerato i fattori organici che lo hanno determinato, il terapeuta valuta il motivo della richiesta e gli effetti psicologici che il sintomo produce sul paziente o sulla coppia. La reazione emotiva, infatti, può successivamente contribuire a mantenere il sintomo. Anche qualora il sintomo riguardi soltanto uno dei due partner, il punto di vista dell’altro rimane quindi molto importante.

Accanto agli aspetti relazionali e fisiologici, è necessario tenere in considerazione anche: vissuti traumatici, episodi di violenza, un abuso subito, molestie, esperienze sessuali non idonee all’età o caratterizzate da atteggiamenti punitivi e restrittivi.

Può inoltre accadere che l’intervento richieda anche l’utilizzo di farmaci. Questi possono alleviare il disturbo sin dall’inizio e favorire una maggiore fiducia nelle possibilità di riuscita della terapia, grazie all’innalzamento dell’autostima e al sollievo dalla responsabilità e dal peso che il partner può avvertire su di sé per il fatto di sentirsi inadeguato.

Il lavoro sui traumi nella sessualità

La presenza di eventuali traumi assume particolato rilievo perché i ricordi relativi a esperienze traumatiche non sempre vengono immagazzinati nella memoria in modo funzionale. Per questo motivo possono rimanere non pienamente elaborati, impedendo all’individuo di adattarsi all’evento vissuto e lasciandogli emozioni negative. Questo concetto vale anche per i traumi a carattere sessuale, che possono riemergere sotto forma di sintomi fisici e/o di disagio psichico limitando la normale attività sessuale.

In questi casi la terapia EMDR per l’elaborazione del trauma risulta estremamente utile.

  1. Il trattamento parte dalla valutazione dei fattori predisponenti del disturbo e dall’elaborazione dei ricordi peggiori del passato che hanno determinato l’origine del sintomo.
  2. Secondariamente, si passa all’elaborazione delle situazioni del presente che richiamano le sensazioni vissute nel passato e che continuano a strutturare il sintomo. È importante che il paziente diventi consapevole del fatto che il proprio disturbo è stato causato da eventi che ancora oggi contribuiscono a mantenerlo e che le situazioni possono essere vissute in modo diverso da come si è reagito in passato, lasciandosi alle spalle ciò che è accaduto.
  3. La terza e ultima parte del lavoro è infatti incentrata sul futuro e sulle risorse che permetteranno al paziente di affrontare adeguatamente le situazioni nelle quali prima si verificava il problema, senza subire nessuna influenza negativa del passato.

Comprendere quali traumi siano legati ai problemi attuali del paziente rappresenta quindi una priorità sia per il lavoro del terapeuta sia per quello del paziente.

La loro risoluzione permette infatti di districarsi dalle difficoltà correnti, dal momento che il disturbo può manifestarsi in situazioni del tutto nuove e inattese, mentre la sua origine risiede altrove.

Una volta sciolto il nodo del passato, i sintomi si risolvono fino alla remissione completa.

Dialogo tra le parti

Nel lavoro sui traumi può essere presente anche un vissuto dissociativo, per cui la persona si sente scissa tra una parte fragile e vulnerabile che è stata ignorata e una parte più forte che ha prevalso per non far affiorare il dolore degli abusi subiti. 

Poiché queste parti della personalità devono essere integrate, coesistere e darsi forza l’un l’altra, una parte significativa del trattamento consiste nel portare il paziente a prendere coscienza dell’esistenza di una parte di sé che si vergogna, si protegge, mantiene il controllo e non vuole avere accesso a determinati ricordi oppure li considera inutili. 

Accanto a questa parte è necessario alimentarne un’altra, prima dell’elaborazione, sulla quale il paziente possa fare affidamento: una parte che è determinata a guarire, possiede le risorse per affrontare il problema e si fida del terapeuta, che potrà aiutarla a superare eventuali reticenze e difficoltà ad iniziare il lavoro. 

Questo processo consente al paziente di riconnettersi anche con la parte ferita di sé, rimasta in silenzio per timore e per pudore, che ora deve essere sanata e reintegrata come parte di sé. 

Gestione delle emozioni

Il lavoro terapeutico riguarda anche le emozioni associate ai traumi sessuali.

Questi possono infatti causare senso di colpa e rabbia, oltre alla vergogna, e la persona che li ha subiti può portare con sé un senso di umiliazione e di offesa che contribuisce a generare un’idea di sé come persona difettosa, cattiva, vergognosa, indegna e inadeguata.

Queste convinzioni devono essere sradicate e l’EMDR permette al paziente di superarle, collegandole ai rispettivi vissuti e prendendo coscienza del fatto che, se da un lato è naturale sentirsi in questo modo, dall’altro tali convinzioni non sono veritiere.

Sebbene si sia partecipato all’evento, infatti, in genere si è stati coinvolti contro la propria volontà e senza consenso. La rielaborazione dell’evento in chiave emotiva rende possibile ribaltare i ruoli e vedere gli abusanti come persone inferiori e prive di valore, riconoscendo il loro comportamento come inadeguato.

Conclusioni

Il trattamento dei disturbi sessuali non può limitarsi esclusivamente alla manifestazione del sintomo, ma richiede un’analisi della persona nella sua globalità, considerando non soltanto gli aspetti fisiologici e relazionali, ma anche la storia individuale, le esperienze affettive e sessuali, le convinzioni sviluppate nel corso della vita e gli eventuali vissuti traumatici che possono aver contribuito alla comparsa e al mantenimento del disturbo.

In questa prospettiva, la terapia EMDR può rappresentare uno strumento utile quando alla base delle difficoltà sessuali sono presenti esperienze non adeguatamente elaborate.

Il lavoro terapeutico consente di intervenire sui ricordi traumatici del passato, sulle situazioni presenti che continuano a riattivare le sensazioni associate a tali esperienze e, infine, sulle risorse necessarie per affrontare il futuro in modo più adeguato.

L’obiettivo è permettere alla persona di riconoscere il legame tra le esperienze vissute e le difficoltà attuali, favorendo una diversa elaborazione degli eventi e una progressiva riduzione dell’influenza che il passato continua ad avere sulla propria vita sessuale.

Particolare importanza assume anche il lavoro sulle emozioni e sulle convinzioni negative sviluppate in seguito alle esperienze traumatiche oltre all’integrazione delle parti di sé rimaste legate al trauma.

Il percorso terapeutico favorisce il recupero delle risorse necessarie per vivere la propria sessualità in modo più libero e coerente con il proprio benessere.

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