Curare le dipendenze patologiche con la terapia EMDR a Roma

Il principio di piacere e la reiterazione del comportamento

Per definire una dipendenza come “patologica” è necessario partire dal modo in cui si struttura la personalità di ciascun individuo. Il comportamento umano è guidato dal principio del piacere, ossia dalla spinta a gratificare i propri bisogni relazionali, affettivi, professionali ed è orientato sia all’appagamento dei desideri che all’evitamento della sofferenza. Quando viviamo un’esperienza spiacevole o affrontiamo una frustrazione, cerchiamo di applicare questo principio investendo tutte le nostre energie nella ricerca del piacere. 

Tuttavia, questo tentativo non sempre ha successo, poiché la nostra capacità di modificare la realtà è limitata e, in alcuni casi, si va incontro alla resa. In tali situazioni entra in gioco la capacità di adattamento, che permette di adeguarsi alla realtà e di rispondere ai propri bisogni in modo compatibile con ciò che l’ambiente esterno offre. 

Le persone, però, possono essere più o meno resilienti e, talvolta, non riescono ad accettare condizioni di vita indesiderate. Di conseguenza, se ricevono un rifiuto o vivono relazioni nocive, continuano a reiterare le stesse condotte nell’intento di ottenere ciò che desiderano, anche quando questo non è possibile, incorrendo nella frustrazione. 

Questo meccanismo di reiterazione, che è alla base della dipendenza affettiva, si manifesta soprattutto quando la fonte che inizialmente soddisfaceva i bisogni in modo appagante non produce più felicità, ma dolore. 

Il meccanismo masochistico della dipendenza affettiva

Il cervello associa a una persona o a una situazione le sensazioni di piacere che hanno attivato i centri del piacere durante un’esperienza gratificante, identificandola come uno stimolo positivo di rinforzo. 

Restando ancorati all’idea che quella esperienza positiva possa ripetersi, si continua a ricercare la stessa stimolazione anche quando non è più disponibile. 

La dipendenza si instaura più facilmente quando il partner si relaziona in modo ambivalente, adottando uno stile di attaccamento caratterizzato sia dalla vicinanza che dall’allontanamento. I momenti felici si alternano costantemente a quelli dolorosi, generando confusione e favorendo la perseveranza nella ricerca della relazione idealizzata vissuta all’inizio del rapporto, anche quando questo non è più sano, nella speranza di un ritorno alle precedenti condizioni di serenità.

Questo schema organizzativo della personalità deriva dalle relazioni affettive primarie e da quelle successive all’infanzia, ossia dalle modalità relazionali adottate dai genitori nei confronti del bambino e alle risposte di quest’ultimo. Tali schemi, ereditati dal modello genitoriale, sono alla base dello sviluppo psichico dell’individuo e influenzano il modo in cui si relazionerà agli altri in età adulta. 

I bambini, fino ai 12 anni, sviluppano un legame con una figura primaria dalla quale cercano protezione e, già nella seconda metà del primo anno di vita, iniziano a costruire modelli mentali interni di sé stessi e delle figure di accudimento. La qualità di questi modelli dipende dalla sensibilità e disponibilità delle figure di riferimento.

Origine dei legami malsani

Quando i modelli di relazione originari non sono sani, è necessario modificarli e trasformarli per costruire relazioni equilibrate e nutrienti

Inoltre, nei casi di dipendenza affettiva, occorre intervenire anche sugli aspetti di coattività e ossessione che rendono impossibile sottrarsi alla ricerca di un determinato tipo di partner.

Poiché il rapporto del bambino con i genitori è necessariamente di dipendenza fino al raggiungimento dell’età adulta, è fondamentale svincolarsi dalla convinzione di poter ottenere dal partner lo stesso rifornimento affettivo e lavorare sullo sviluppo dell’autonomia. 

L’individuo deve imparare che l’amore del partner risponde a bisogni diversi da quelli infantili e sviluppare un’indipendenza che gli consenta di soddisfare autonomamente alcune esigenze. Se non si impara a prendersi cura di sé, diventa difficile anche contenere il desiderio quando non è più realizzabile; di conseguenza, il piacere legato a determinati vissuti diventa indispensabile e improrogabile. Nella dipendenza affettiva, nonostante la relazione e il partner siano fonte di intensa sofferenza, il legame appare totalizzante, indissolubile e fuori dal controllo di chi lo vive. 

Questo determina uno stato di profondo malessere, dal quale è difficile uscire senza supporto; per tale motivo intraprendere un percorso terapeutico con l’aiuto di un professionista può risultare molto utile. 

La complessità di una relazione amorosa può essere compresa solo risalendo all’infanzia e all’esperienza di fiducia verso l’altro, che nasce dal senso di sicurezza trasmesso dal genitore al bambino. Nell’instaurarsi di una relazione di coppia è necessario attribuire al partner la stessa fiducia riposta nei genitori rispetto all’essere amati in modo incondizionato. Quando questo processo non è stato possibile, si rischia di proiettare nel rapporto tutte le difficoltà e gli ostacoli già sperimentati in passato. 

Se i traumi relazionali del passato non sono stati elaborati  e gli schemi di attaccamento disfunzionali non sono stati modificati, è facile incorrere in partner nocivi e relazioni tossiche, poiché si continua a riprodurre la stessa modalità relazionale errata. 

Nel rapporto di coppia è naturale che riaffiorino emozioni vissute durante l’infanzia e che riemergano dinamiche affettive simili a quelle sperimentate nel rapporto con i genitori, come il sostegno rassicurante o il rimprovero severo, che incidono profondamente nel modo di stare nella relazione. 

In ogni individuo esiste una spinta ancestrale ad amare ed essere amati e quindi a cercare benessere nell’interazione con gli altri. Tuttavia, può accadere di essere attratti da situazioni di malessere, spinti dal bisogno di difendersi dalla solitudine e di assicurarsi attenzioni e interesse, indipendentemente dal dispendio di energie che ciò comporta. Spesso è difficile rendersene conto senza un’attenta riflessione. 

È possibile che il partner venga identificato con una figura dell’infanzia che non ha fornito l’amore desiderato. In questo modo di tende a scegliere uomini o donne con caratteristiche simili a quella figura, nella speranza di colmare un bisogno affettivo rimasto insoddisfatto. 

Il partner viene così chiamato a soddisfare un desiderio profondo e irrisolto; quando ciò non avviene, si innesca un meccanismo perverso e masochistico che porta per l’individuo a perseverare nella relazione, poiché il partner “cattivo” viene assimilato al genitore dal quale, simbolicamente, ci si dovrebbe emancipare. 

Il ruolo dell’EMDR per interrompere la dipendenza 

In questo contesto la terapia EMDR si rivela particolarmente efficace nel trattamento dei traumi correlati all’attaccamento e nella modifica degli schemi disfunzionali, consentendo di attribuire al partner il ruolo adeguato. 

Oltre alla rielaborazione dei traumi passati, l’EMDR favorisce lo sviluppo della capacità di instaurare relazioni affettive soddisfacenti attraverso il potenziamento delle risorse individuali e l’aumento dell’autostima. 

Il terapeuta lavora con il cliente per individuare un problema specifico che diventerà il focus del trattamento. Nel caso delle dipendenze affettive, questo può consistere in uno schema relazionale ricorrente che impedisce di interrompere il legame di dipendenza e di vivere relazioni sane.

Il paziente richiama alla mente le situazioni che hanno originato tale comportamento, come l’aver assistito alle liti dei genitori e all’atteggiamento di sottomissione della madre agli attacchi verbali o fisici del padre, apprendendo così la necessità di assecondare il partner per non perdere il suo amore.

Durante il richiamo mnestico di ciò che è stato visto, sentito, ascoltato o pensato, il paziente segue con gli occhi con la stimolazione bilaterale alternata guidata dal terapeuta, permettendo a pensieri, immagini, emozioni e sensazioni corporee di emergere liberamente. 

Procedendo con la desensibilizzazione e l’elaborazione dell’evento disturbante, le credenze ad esso associate si trasformano. L’obiettivo del trattamento è interrompere la trasmissione di modelli di comportamento disfunzionali e spezzare il ciclo della dipendenza. 

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