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L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una terapia nata per il trattamento del disturbo post traumatico da stress, ma con il tempo si è resa utile anche per la risoluzione di attacchi di panico e ansia. Il principio di base dell’EMDR è che l’ansia o il panico sono generati da esperienze dolorose passate che la persona non ha ancora trovato il modo di elaborare in modo sano e adeguato e che, pertanto, è necessario lavorare su di esse affinché questi sintomi scompaiano. 

Queste emozioni così intense si provano nel presente ma appartengono al passato, nel senso che il senso di oppressione o la percezione di correre un pericolo quando per esempio il paziente è in un luogo chiuso o affollato sono simili a ciò che ha provato in un’altra situazione (che talvolta nemmeno ricorda). 

Sebbene si tratti di un avvenimento diverso da quello cui si fa riferimento nel passato, alla persona potrebbe essere accaduto di provare le stesse emozioni e le stesse sensazioni corporee quando, per esempio, ha avuto la notizia del lutto di un suo caro. In quel caso la persona può essersi sentita realmente minacciata per il fatto di essere rimasta senza punti di riferimento e può avere avuto il terrore per il fatto di non sapere come sopravvivere a questo evento, andando nel panico

Rivivendo quel ricordo e ricollegando la paura ad uno specifico momento passato certi stimoli, come i luoghi chiusi, non attivano più il panico perché il cervello registra una nuova informazione che permette al paziente di spiegarsi cosa gli accade e sentirsi sollevato, oltre che di sganciare mentalmente ed emotivamente il panico dall’evento che lo scatena nel presente e di riconoscere che ora non ha più nulla da temere.

Nella pratica, l’EMDR segue un procedimento più complesso di quello descritto, che si sviluppa in 8 fasi e che possono riassumersi in tappe, prima fra tutte: individuare l’origine dell’ansia chiedendo al paziente di riferire le situazioni più rappresentative della propria ansia e di rievocare la prima volta che si è verificato l’attacco di panico, la volta peggiore e l’ultima.

Poi si ripercorrono gli eventi passati per riconoscere quali sono assimilabili ad essi in termini emotivi e si elaborano di volta in volta con l’ausilio delle stimolazioni oculari bilaterali, che permettono al paziente di muovere gli occhi alternativamente da destra verso sinistra sotto la guida del terapeuta fino al segnale di stop. Alla fine di ogni stimolazione il paziente dichiara cosa ha notato di nuovo e solitamente ha sempre una percezione nuova e meno disturbante della precedente, finché non sente più disagio ripensando a quel ricordo. Questi movimenti fanno in modo che durante la memoria del trauma il cervello si attivi e ricostruisca il vissuto doloroso secondo una prospettiva più accettabile. 

Il ricordo viene riorganizzato in modo più razionale e tale da arrecare meno disturbo fino a diventare un ricordo neutro. Così, quando il paziente si troverà di nuovo a sperimentare le condizioni che prima stimolavano le reazioni di disagio, non avrà più attacchi di panico.

 

Perché l’EMDR è efficace contro gli attacchi di panico

 

Esempio di un caso concluso con successo:

Il paziente, che per motivi di riservatezza chiameremo A., aveva perso il padre dopo una lunga malattia. Era passato già più di un anno dalla sua morte, ma continuava ad avvertire uno stato di ansia fortissima e riconosceva di avere i sintomi tipici di un attacco di panico, in particolare quando si trovava da solo prima di andare a dormire. 

Con il padre aveva un bel rapporto e gli manca molto; quando nelle ultime due settimane di vita era a casa per le cure palliative, dormiva con i tappi, si chiudeva in camera perché non voleva sentire i suoi lamenti e gli si immobilizzavano le gambe, proprio come gli capita ora quando torna a casa dal lavoro e non vorrebbe sentire il dolore per la sua mancanza. 

Similmente, quando passa davanti agli ospedali dove è stato ricoverato il padre gli prende il panico e si sente molto angosciato. In questo caso è evidente che A. ha sviluppato il timore di provare lo stesso dolore di allora e alcuni stimoli sono diventati una sorta di campanello di allarme che deve essere disattivato. 

Con la terapia EMDR, dopo una fase iniziale di esplorazione del problema e di preparazione, A. ha iniziato a rendersi conto che poteva permettersi di provare dolore senza andare nel panico e che, se si fosse lasciato andare alla tristezza e alla rabbia per aver perso il padre, l’ansia avrebbe diminuito fino a sparire. 

Dopo una decina di mesi A. è stato già molto meglio e ha potuto iniziare a parlare del padre accogliendo le emozioni di tristezza che il ricordo generava in lui e pian piano ha potuto accettare l’assenza del padre. L’EMDR ha accelerato e facilitato il processo di elaborazione del lutto, permettendo di lavorare poi sul rapporto col padre in modo più agevole. Così A, ha ridimensionato anche l’opinione grandiosa che si era costruito del padre idealizzando la sua figura e ha compreso che da adulto può farcela da solo senza il sostegno del padre, pur facendo tesoro dei suoi buoni insegnamenti.

Spesso gli attacchi di panico sono una difesa che la persona adotta inconsciamente per tenersi distante da ciò che la fa soffrire e la paura sostituisce il dolore. 

Dunque, è meglio lavorare in terapia per evitare che il disagio peggiori e diventi cronico e per risolvere quanto prima i sintomi che impediscono di vivere serenamente. 

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