disturbo attenzione e iperattività psicologo roma

ADHD è un termine che indica il cosiddetto disturbo da deficit di attenzione e iperattività, che rientra nella categoria dei disturbi del neurosviluppo cognitivo, i cui sintomi insorgono in età evolutiva e di solito esordiscono entro i 12 anni. Anche se presente sin dalla prima infanzia, nella maggior parte dei casi l’ADHD si manifesta tardivamente e chi sviluppa il disturbo può venire a saperlo solo in età adolescenziale e risentire dei suoi effetti soprattutto da adulto. Questo accade principalmente quando le prove da superare richiedono delle abilità che vanno oltre i propri limiti e ci si accorge di avere difficoltà nella gestione dei compiti assegnati sul lavoro, nello svolgimento o nell’organizzazione di attività pratiche comuni e, conseguentemente, nei rapporti sociali. 

Infatti anche le dinamiche relazionali possono essere compromesse per il fatto di: essere considerati inaffidabili e superficiali a causa dell’incapacità a rispettare alcune regole; risultare distratti durante una conversazione e mostrare un certo grado di disadattamento sociale; presentare in concomitanza con l’ADHD anche altri problemi o patologie, come la dipendenza affettivaed essere stigmatizzati come persone pigre, inadempienti rispetto agli impegni presi e inadatte a mantenere legami. 

Per coloro che hanno un legame con persone che hanno un simile disturbo non è semplice riconoscere l’impatto emotivo che certe inabilità hanno nella loro vita sociale e magari per questo può capitare che vengano emarginate anche da adulte, sul posto di lavoro o persino in famiglia, per il fatto che il loro disagio viene confuso con noncuranza o disinteresse personali. 

Mentre la mancanza di concentrazione e/o la difficoltà a mantenerla, essere con la mente altrove, la disorganizzazione nella pianificazione degli impegni da assolvere con conseguente procrastinazione nell’agire, l’impazienza e l’irrequietezza sono ascrivibili unicamente alla sintomatologia tipica dell’ADHD.

Questi sintomi possono dipendere da un sovraccarico di informazioni che la persona con ADHD non riesce a selezionare o ad una certa velocità di pensiero, che crea confusione e sovraffollamento mentale. Da queste cause dipendono la sbadataggine nelle azioni della vita quotidiana, l’incongruità di pensiero, l’agitazione e l’ansia.

Per le persone ADHD è molto complicato gestire il disagio e la vergogna che provano per il fatto di non sentirsi compresi, dato che gli altri non distinguono i comportamenti legati al disturbo dai loro tratti caratteriali. Per questo si sentono costantemente sotto pressione e cercano di mascherare il loro problema; invece sarebbe importante che mettessero al corrente chi gli sta vicino dei deficit che la patologia comporta di per sé.

Come riconoscere di avere un ADHD

Per identificare la presenza di ADHD bisogna notare in quale area ci sono delle disfunzionalità e non si è pienamente efficaci e si avverte di avere delle carenze.

Il disturbo coinvolge l’area dell’attenzione

problemi nel mantenere la vigilanza nel tempo; nel selezionare informazioni utili all’esecuzione di un compito; ad orientare il fuoco attentivo nello spazio e nell’uso di strategie adattive.

area dell’impulsività: modalità di azione inappropriate relative alla prontezza di risposta agli stimoli esterni; incapacità di elaborare i segnali di rilevanza sociale 

area dell’iperattività: eccesso di movimenti nel compimento di un’azione non finalizzati all’esecuzione di un compito e fuori contesto.

In particolar modo per gli adulti si devono esplorare anche gli atteggiamenti che questi pazienti tenevano da bambini soprattutto a scuola. 

Con la crescita, infatti, può darsi che l’iperattività si sia ridotta di gran lunga ma sono presenti quasi certamente altri segnali:

  • perdita eccessiva di tempo per mancanza di capacità organizzativa
  • mancanza di motivazione
  • dimenticanza di informazioni
  • senso di affaticamento e difficoltà a dormire
  • sensazioni di ansia e di solitudine
  • abbassamento del tono dell’umore 

Non necessariamente tutte le aree sono interessate dal disturbo e dunque è importante distinguere la tipologia e il livello di gravità. 

Trattare il disturbo può risolverlo o contenerlo nei casi in cui non sia possibile guarire, quindi, è fondamentale riconoscerlo precocemente. 

La diagnosi in età adulta 

Quando si riceve una diagnosi di ADHD da adulti la reazione è da un lato di grande preoccupazione, per il timore che non ci sia nulla da fare e che da quel momento in poi la vita subirà dei cambiamenti irrimediabili, e dall’altro di sollievo per la sensazione di essere finalmente compresi. 

Avere una diagnosi adeguata e corretta ha 3 vantaggi:

  • libera dal senso di colpa per il fatto di dover sempre giustificare i propri atteggiamenti agli occhi degli altri 
  • riduce l’imbarazzo riguardo al fatto di non riuscire a fare molte cose, potendo spiegare che questo è indipendente dalla propria volontà

Chi soffre di ADHD non è privo delle risorse utili ad affrontare la vita in modo efficace, ma il suo modo di elaborare le informazioni a livello cerebrale risulta atipico, per cui si rileva una carenza in alcune aree di competenza che impedisce per esempio di prestare attenzione oltre un certo periodo di tempo e restare concentrati su un compito specifico. Come già detto, questo non dipende da un disinteresse della persona ad impegnarsi e non significa che non possa svolgere nessuna attività che richieda attenzione. Con un trattamento appropriato la persona imparerà ad avere maggiore accortezza e pazienza e a darsi più tempo per portare a termine certi compiti senza l’ansia che di solito caratterizza la sola idea di dover fare delle cose anche molto banali.

Trattamento dell’ADHD

  • L’approccio terapeutico maggiormente efficace nella cura del disturbo è comportamentale, basato essenzialmente sull’apprendimento di strategie di gestione dell’impulsività e controllo della rabbia tramite l’auto impartizione di una serie di istruzioni da seguire per risolvere un problema, suddividendo la pianificazione delle azioni in tappe: identificazione del problema, creazione di alternative risolutive, scelta della strategia da adottare, realizzazione e valutazione degli effetti in rapporto alle risorse messe in campo.
  • Prima di iniziare il training bisogna lavorare sulla conoscenza dei problemi pregressi che hanno causato il disturbo e intervenire sull’elaborazione degli eventi che hanno contribuito a far sentire inadeguato/a il paziente, che ai tempi della scuola può essere stato preso in giro, deriso o escluso dal gruppo dei pari per il fatto di essere considerato diverso dagli altri ed essere stato/a vittima di bullismo. Questi episodi possono aver determinato un senso di vergogna e rabbia, che impediscono al paziente di sentirsi a suo agio nello sperimentare nuove tecniche e che lo fanno colpevolizzare e denigrare con frasi del tipo: “Non valgo niente, non sono buono a nulla”, convinzioni profondamente radicate che la psicoterapia può cambiare. Una volta identificato il disturbo, gestirlo vuol dire anzitutto riconoscere di averlo per valutare la propria vita passata in virtù della diagnosi ricevuta e rivedere il concetto di sé in chiave più positiva; infatti le persone con ADHD tendono a reputarsi incapaci e ad attribuire la causa dei loro deficit a se stesse piuttosto che al disturbo.
  • Al di là del trattamento specifico per l’ADHD bisogna seguire un percorso terapeutico che consenta il potenziamento dell’autostima e della sicurezza di sé e il miglioramento dei tratti della personalità, che possono esacerbare alcuni aspetti della patologia. Acquisire gli strumenti necessari per superare i blocchi che genera il disturbo, consente per esempio di affrontare e gestire le difficoltà relazionali con maggior serenità e determinazione.
  • Il ribaltamento dell’opinione di sé è il primo passo per imparare a gestire l’ADHD e per farlo è indispensabile l’aiuto di un professionista che nel corso della psicoterapia aiuti il paziente a considerarsi una persona di valore e ad accettare i propri limiti come deve fare anche chi non ha un disturbo del genere. Tuttavia, per le persone con ADHD questo risulta essere ancora più importante perché cambiare punto di vista sulle proprie possibilità permette di abbandonare il giudizio riguardo al sentirsi responsabili per la non riuscita in alcuni ambiti di vita. 

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