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Martedì 07 Luglio 2020

Il perfetto narcisista. È possibile riconoscerlo?

Pubblicato in Blog

Tempo di lettura: 5 min

Il narcisista in genere è stato e continua ad essere un ‘bambino solo’ che ha bisogno di protezione, ma che non può ammetterlo perché non crede più di poter essere amato, in quanto non è stato abbastanza accudito e nutrito affettivamente, né come avrebbe voluto. Dunque il narcisista sente di essere solo, ma non sopporta di riconoscerlo perché altrimenti dovrebbe ammettere anche di non aver ricevuto l’amore che meritava e di cui aveva bisogno, perciò da adulto cerca di ottenerlo con la forza.
A fronte della sua incapacità di dare affetto, il narcisista pretende di ricevere attenzioni e amore, sebbene non riesca a prendere a pieno quello che l’altro gli da, pertanto è probabile che si innesti un circolo vizioso per chi si innamora di questo tipo di persone. Infatti, questa sua mancata capacità di ricevere comporta una grande frustrazione per l’altro, perché chi gli offre la propria benevolenza non si sente apprezzato e, nel tentativo di farsi vedere, diventa invisibile. Ovvero si sente indegno di meritare amore e inadeguato ad offrirlo. Chi ama un narcisista non percepisce il fatto che sia l’altro ad essere incapace di amare, ma si reputa egli stesso incapace.
Per effetto di questa proiezione, l’altro diventa un suo subordinato e resta incastrato in una dinamica di coppia del tipo ‘vittima-carnefice’, sentendosi debole e manchevole e provando un profondo senso di colpa, sul quale tipicamente il ‘narcisista /carnefice’ fa leva.

Incarnare il ruolo di carnefice rende i narcisisti presuntuosi e capricciosi e, quando sentono di aver preso tutto quel che c’era da prendere, si allontanano in cerca di una nuova vittima, perché si servono affettivamente degli altri per nutrire e alimentare il loro Ego. Dunque è possibile che scompaiano improvvisamente, facendo avvertire all’altro un vuoto incolmabile. Di contro, ciò che li rende affascinanti è il potere che riescono ad esercitare sull’altro, in virtù del quale ci si sente speciali, perché si ha l’impressione di avere l'esclusiva assoluta, mentre il più delle volte possono anche rivelarsi ‘traditori seriali’.
Tuttavia, le attenzioni che vi rivolgono, le abilità amatoriali di cui sono dotati (spesso si tratta di uomini o donne sessualmente molto attraenti, sebbene anche nella sfera sessuale danno per ricevere in cambio ciò che vogliono e non per appagare il piacere dell’altro), le accortezze di portarvi a cena nel posto preferito, piuttosto che regalarvi il dono più ricercato, non sono autentiche, bensì finalizzate al proprio tornaconto.
Inoltre soffrono di un conflitto interiore che li porta ad essere combattuti tra il desiderio di intraprendere una relazione profonda e la paura di non poterla gestire, per via della loro incapacità inconscia a mettersi veramente in gioco.

Per questo sono molto ambivalenti e non è facile interpretare il loro pensiero, né le loro sensazioni. Stabilire una vera relazione di coppia vorrebbe dire mettersi a nudo, farsi conoscere per ciò che si è veramente, mostrarsi vulnerabili, che per un narcisista equivale ad ammettere la propria debolezza. Far vedere i propri difetti per un narcisista non è concepibile, non solo per via del timore di essere rifiutato, ma anche per la sua convinzione di reputarsi perfetto.
Il carattere narcisista può rappresentare un vero e proprio disturbo di personalità
che spesso è difficile da trattare anche in terapia, perché con lo psicoterapeuta i narcisisti mettono in atto gli stessi schemi di comportamento che adoperano con il partner, impedendogli di farsi vedere come sono per apparire perfetti. In ogni caso, se diventa consapevole del fatto che i suoi meccanismi non sono funzionali e che, cambiandoli si può liberare dalla paura di essere rifiutato, potrebbe godere dei benefici di una relazione in maniera spontanea, piuttosto che essere costretto a fare il carnefice per farsi amare.

Inoltre, affinchè un narcisista si metta in discussione, dovrebbe anche smettere di trovare quello che pretende di avere da una relazione, servito su un piatto d’argento. Il problema è che molte persone, nello specifico le donne, sono attratte dal ‘fare le crocerossine’ e in virtù del fatto che debbano sopperire a ciò che gli è mancato nell’infanzia , giustificano il comportamento dell’altro e credono sia giusto prendersene cura secondo lo schema del ‘io ti salverò’. Così chi vuole restargli accanto perde il contatto con i propri bisogni annullandosi per ascoltare quelli dell’altro, e sentendosi ancora più frustrato perché non riesce ad ottenere ciò che desidera.

Perché esista una relazione di coppia, entrambe i partners devono soddisfare reciprocamente i desideri che insorgono di volta in volta, altrimenti la relazione è a senso unico e diventa nociva.

Perciò, se riconoscete di avere il ruolo di vittima, sarebbe opportuno seguire un percorso di terapia per accrescere la vostra autostima e riappropriarvi dei vostri bisogni, nonché del diritto di vederli appagati.
D’altro canto, anche la vittima può operare un cambiamento e imparare a farsi apprezzare da chi sa vedere veramente le sue qualità e finalmente essere ricambiato per ciò che giustamente merita.

Sia per la vittima che per il carnefice, dietro questi schemi si nasconde sempre un problema di autostima, insicurezza e inadeguatezza, che affonda le radici in una storia personale su cui è utile lavorare in terapia se non li si vuole ripetere all’infinito e adottare comportamenti più sani.




Riferimenti:

A. Lowen, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano, 2013

J. E. Young, J. S. Klosko, M. E. Weishaar, Schema Therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità, Erickson, Trento 2007
 

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