Seduta di terapia EMDR a Roma per l'elaborazione di traumi e ricordi disturbanti

L’EMDR funziona perché riattiva il sistema naturale di elaborazione delle informazioni del cervello, permettendo di sbloccare i ricordi traumatici “congelati” nelle reti neurali. Attraverso la stimolazione bilaterale alternata (movimenti oculari), l’EMDR favorisce la comunicazione tra amigdala e neocorteccia, trasformando un evento doloroso in un ricordo costruttivo e privo di carica emotiva disturbante.

L’EMDR si basa sull’idea che il cervello abbia un sistema naturale per elaborare le esperienze e integrarle nella memoria. Quando questo sistema funziona bene, gli eventi vissuti vengono collocati nel passato senza causare disagio. Per comprendere appieno questo approccio, puoi leggere la guida completa sulla terapia EMDR nel mio studio a Roma Prati.

In caso di traumi, però, questo processo può bloccarsi. L’esperienza traumatica rimane “intrappolata” nella memoria, insieme a emozioni, immagini e sensazioni corporee intense, che continuano a ripresentarsi in maniera disturbante.

In situazioni di forte stress o traumi, l’amigdala (coinvolta nell’attivazione di emozioni come paura o rabbia) e l’ippocampo (fondamentale per la memorizzazione e l’apprendimento di informazioni) non comunicano bene con la neocorteccia, deputata al pensiero razionale e al controllo. 

Questo tipo di disconnessione comporta che:

  • le emozioni non vengono elaborate,
  • i ricordi possono essere confusi e imprecisi,
  • diventa difficile adattarsi all’esperienza traumatica,
  • può essere complicato gestire la regolazione delle emozioni di ansia.

Durante una seduta di EMDR, il paziente si concentra sul ricordo traumatico mentre segue specifici movimenti oculari. Questo aiuta la mente a ripristinare una comunicazione efficace tra queste strutture cerebrali e a trasferire le memorie alla neocorteccia in modo da rielaborare l’esperienza e integrarla in modo più funzionale.

In questo modo il trauma viene ricordato come parte della propria storia di vita, senza provocare più sofferenza o reazioni emotive eccessive.

Quali disturbi e traumi tratta l’EMDR

L’E.M.D.R. (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento terapeutico scoperto da Francine Shapiro nel 1989 inizialmente utilizzato per alleviare lo stress associato a singoli eventi critici (calamità, traumi da guerra, incidenti, mutilazioni, aggressioni, violenze) e per curare le conseguenze dei traumi nel disturbo post traumatico. Vista la rapidità e l’efficacia con le quali veniva applicato si è poi trasformato in un approccio psicoterapico adatto anche per risolvere i sintomi derivanti dalle esperienze angoscianti e dolorose legate alla storia di vita della persona. 

I sintomi più frequenti sono:

I traumi che vengono trattati con l’EMDR possono essere di varia natura: 

Con “T”: riguardano avvenimenti importanti durante i quali noi o chi ci era vicino è incorso nel pericolo di morte; si tratta di eventi minacciosi per la nostra integrità come calamità naturali, incidenti stradali o di altro tipo, malattie, suicidi, aggressioni. Anche i lutti, che hanno a che fare con la morte fisica di parenti o amici stretti, rientrano in questo tipo di traumi.

Con “t”: riguardano eventi che apparentemente possono sembrare di minore importanza ma che per chi li ha vissuti hanno comportato gravi ferite, senso di abbandono e paura. Ne sono alcuni esempi i casi di maltrattamento o di trascuratezza nell’infanzia, gli atteggiamenti di sopruso verbale o non verbale da parte del partner, i casi di mobbing nell’ambito delle relazioni lavorative, le condizioni di ingiustizia subite sia in nell’infanzia che in età adulta.

L’E.M.D.R. si è rivelato efficace nella risoluzione adattiva di tutti i tipi traumi, inclusi quelli di gravità minore.  

Meccanismo del trauma

Dopo un’inziale shock, ci possono essere reazioni depressive e di ansia e riattivarsi emozioni spiacevoli al ricordo dell’evento; inoltre possono sorgere dubbi sulle proprie capacità che si ripercuotono sull’autostima.

I segni che lasciano certi accadimenti si imprimono in alcune aree del cervello creando delle ferite che non si rimarginano finché questi non smettono di essere vissuti come se fossero ancora presenti. La mente attiva un rimuginio di pensieri, idee, credenze, per lo più errati, che continuano ad accompagnare il ricordo ogni volta che qualcosa lo riattiva. 

Solitamente nell’emisfero sinistro vengono archiviati i ricordi positivi, mentre in quello destro si registrano quelli negativi, che seguitano ad essere presenti generando uno stato intenso di ansia e di sofferenza. 

Con l’EMDR riusciamo a permettere al nostro cervello di riorganizzare i ricordi in modo diverso e riunificare le informazioni come se facessero parte di un unico serbatoio senza che rimangano indistinti dalle altre e questo consente di percepire gli eventi angoscianti per quello che sono piuttosto che viverli come fossero appena accaduti, ricollocandoli nel passato. 

Così è possibile elaborarli in maniera adattiva e guarire le ferite.

Come funziona l’EMDR

L’EMDR si serve delle stimolazioni oculari per favorire una migliore comunicazione tra i due emisferi e ristabilire una connessione tra loro in modo che le informazioni che sono state registrate erroneamente vengano ristrutturate in maniera adeguata. 

Per esempio, nel caso dell’elaborazione di un lutto è comune provare senso di colpa per non aver impedito la morte della persona cara, perché è difficile accettare di non avere il controllo su un evento così rilevante e l’impotenza è alimentata dal senso di ingiustizia subita.

Il punto di forza di questo approccio è lavorare sugli eventi che hanno contribuito a creare il problema e su tutte le convinzioni legate all’esperienza traumatica consentendo un cambiamento di prospettiva tale da potersi distaccare emotivamente dal ricordo come se fosse temporalmente lontano. Il ricordo non si cancella ma viene processato dalle reti neurali del cervello in un modo completamente diverso e questo permette al paziente di avere una visione mai considerata prima, perché la stimolazione bilaterale attiva le aree cerebrali deputate alle reazioni di paura che sono state coinvolte al momento del trauma, per funzionare in maniera adeguata.

Un esempio clinico: elaborare il lutto con l’EMDR

L’elaborazione di un lutto non consiste solamente nel risolvere i sintomi dolorosi della perdita ma anche i vissuti emotivi legati agli eventi che si sono verificati prima (ultima immagine del defunto, saluto di addio, momenti relativi a una eventuale malattia, notizia della morte, funerale) e a quelli che dopo rimandano al ricordo penoso della morte (ritorno in certi luoghi, situazioni collegate alla routine, recarsi al cimitero, anniversario della perdita), che spesso vengono appositamente evitati.

Dunque, il terapeuta individuerà con il paziente i momenti peggiori e più stressanti per lui, oltre che i pensieri e le emozioni relative alle circostanze che hanno determinato il decesso e a quelle subentrate dopo.

In un momento successivo si potranno affrontare anche tutti i ricordi positivi fino ad interiorizzare una buona immagine della persona amata e mantenerla in vita in una maniera diversa rispetto a prima così da adeguarsi alla sua assenza fisica.

Rivivere i ricordi è fondamentale per elaborare il lutto perché attraverso i ricordi si possono costruire le immagini mentali riguardo a ciò che la persona ha rappresentato nella vita di chi l’ha persa e portare dentro di sé un’idea più congrua e sana del riferimento e dell’amore ricevuti, che non smettono di esistere. 

Quando si perde una persona cara la mente va in tilt e confonde la realtà, inizialmente inaccettabile, con una falsa verità, per la quale non si crede che l’avvenimento sia successo davvero. Perciò, il soggetto deve anche accettare l’imprevedibilità degli eventi, la perdita di controllo e l’impotenza, la paura che possa accadere anche a sé stesso o a qualcun altro e la parte cognitiva del cervello deve fare uno sforzo notevole per portare i contenuti negativi alla coscienza e cooperare con la parte emotiva. Per questo occorre anche rinforzare le risorse necessarie ad affrontare l’elaborazione del trauma.

I traumi non elaborati hanno un effetto a cascata sulla qualità di vita delle persone, nonché effetti negativi a lungo termine sulle loro relazioni e sul piano comportamentale con esiti talvolta devastanti perché, se non si interviene, i sintomi si cronicizzano e possono sfociare anche in patologie fortemente limitanti il funzionamento vitale e sociale della persona. I,

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