Come accorgersi di avere bisogno dello psicologo Psicologa per esperienza personale. Psicoterapeuta per passione Come accorgersi di aver bisogno dello psicologo?  La prima volta che mi sono rivolta ad uno psicologo avevo vent’anni e, da qualche mese, mentre facevo la fila per entrare in discoteca, all’improvviso  cominciavo a sentire un forte senso di soffocamento, mi girava la testa, la vista mi si offuscava, le gambe mi tremavano, le mani mi formicolavano e mi sentivo  venir meno, allora iniziavo ad avere paura per ciò che mi stava capitando, il cuore cominciava a battere all’impazzata e la paura si trasformava in terrore: avevo  paura di morire e credevo davvero che di lì a poco sarei morta. Tutto questo si verificava in un tempo molto breve e succedeva sempre più di frequente. Mi  ricordo che la paura principale era quella di impazzire. Una volta tornata a casa, pur essendo sopravvissuta all’evento, ero  assalita da uno stato di profonda tristezza e vergogna: credevo di essere matta! Così non raccontavo a nessuno di quanto  mi accadesse. Il paradosso più grande, che forse stupirà voi ora come sorprendeva me allora, era che fossi una  studentessa di psicologia. Ero iscritta alla facoltà da due anni e sapevo bene che andare dallo psicologo sarebbe stata la  prima cosa da fare, eppure avevo tremendamente paura di chiedere aiuto, non sapevo a chi rivolgermi, né come cercarne  uno. Quello che maggiormente mi affliggeva era la vergogna e la paura di essere considerata matta, eppure già allora  sapevo di voler diventare una psicologa e sapevo che mai avrei considerato matto chi fosse venuto a chiedermi aiuto. Tutti  i pazienti che vengono al mio studio oggi mi rivelano alla fine della prima seduta, solitamente verso gli ultimi dieci minuti, di  aver avuto molti dubbi prima di venire da me, che si è trattato di una scelta veramente molto difficile e quando  puntualmente mi chiedono: “Dottoressa, pensa che sono pazzo?” li accolgo con grande amorevolezza, rispondo con un  sorriso e chiedo loro se pensano davvero di essere matti. Beh, non ci crederete, dopo qualche secondo di silenzio, mi rispondono di no!   Perciò capisco veramente come ci si possa sentire a chiedere di uno psicologo. Ricordo come fosse oggi la prima volta che sono andata dalla psicologa, così  come le altre prime volte che ho iniziato un percorso terapeutico; sono state tre, per tre volte c’è stata una prima volta in cui sono entrata in uno studio a  chiedere aiuto, e tutte le volte avevo il cuore in gola. Quello che le ha distinte dalla prima, è stato sentire il cuore in gola non solo per l’imbarazzo di trovarmi di  fronte a una persona sconosciuta, ma anche per l’entusiasmo di incontrare una persona che mi avrebbe arricchito enormemente e migliorato certamente la  qualità di vita, e alla quale sarei stata grata per il resto della mia esistenza.  Non tutti sanno che gli psicologi, prima di diventare psicoterapeuti, si rivolgono loro stessi ad uno psicologo o psicoterapeuta (più tardi spiegherò brevemente la  differenza che intercorre tra le due figure) e che, pertanto, in quanto psicologa e psicoterapeuta so bene come ci si sente nel ruolo di pazienti. Quello che mi è  stato maggiormente utile non è stato dare un nome a quegli episodi per cui mi ero rivolta alla psicologa, bensì sentire le mie emozioni senza averne paura,  diventarne pienamente consapevole ed imparare a riconoscerle. L’origine di tutto quanto andava ricercata nel dolore e nell’angoscia che per sopravvivere alla  causa del mio problema ero diventata molto abile a nascondere e sfogare sotto altra forma. Riconoscermi il diritto di star male e sentire pienamente la tristezza,  mi fece prendere in considerazione la possibilità e le risorse che avevo a mia disposizione per tornare ad essere felice. Non nego che il percorso sia stato  lungo e impegnativo, ma spesso mi capita di pensare che se non avessi chiesto aiuto oggi non solo non potrei vivere serenamente, ma soprattutto non avrei  potuto svolgere la professione che amo.  Oggi sono psicologa e psicoterapeuta, ho affrontato anni di terapia e sono profondamente riconoscente alle terapeute e ai terapeuti che ho avuto la fortuna di  incontrare lungo il mio percorso di crescita professionale e personale, che hanno fatto di me una persona migliore.  Un buon percorso terapeutico non finisce mai, o meglio finisce nello studio del terapeuta, ma continua nella vita di ognuno.  Questo è quello che invito sempre i miei pazienti a fare prima di chiudere la terapia, augurandomi che anche voi vi regaliate la possibilità di chiedere aiuto e  star meglio. Bisogna aver subito un forte trauma per andare dallo psicologo?  Non è necessario aver subito forti traumi, quali la morte di una persona cara o una grave perdita, né essere stati vittima di grandi disgrazie; il motivo per il quale  decidere di andare da uno psicologo è un malessere generalizzato che impedisce di vivere la vita con serenità e più spesso anche le relazioni con i propri  familiari, amici, colleghi o parenti, che si modificano in virtù del forte disagio personale. Quando non si è più in grado di avvertire come piacevole nulla di quanto  ci accade nella vita, quello che si prova sono soltanto emozioni spiacevoli e, questo stato di cose si protrae per un periodo di tempo tale da non garantirci più il  grado di benessere che riteniamo necessario ad affrontare la giornata, è bene rivolgersi ad una psicologa o psicologo.   Questo si traduce concretamente nell’avvertire stati quali:          Alcuni esempi di momenti esistenziali per i quali è necessario l’intervento della psicologa/o:  Cosa fare per trovare la psicologa/o a cui rivolgersi?  Un buon metodo cui ricorrere per trovare la psicologa o lo psicologo di riferimento è effettuare una ricerca per parole chiave su internet, come probabilmente  avrete fatto per arrivare fin qui; parlare dei vostri problemi con un amico senza vergognarsi potrebbe essere una possibilità di scoprire che anche lui è andato  da uno psicologo e ve ne può consigliare uno di sua conoscenza.  Dovete immaginare di cercare lo psicologo come cercate qualsiasi altra figura professionale:  se vi fa male un dente e avete bisogno di un dentista qual’è la prima cosa che fate? Chiedete ad una persona di cui vi fidate se ne conosce uno a buon prezzo  e dove si è trovato bene. Quando vi recate nel suo studio, fidatevi del vostro buon senso e fatevi guidare dall’impressione che vi fa, dall’effetto che suscita in  voi lo stare di fronte a questa persona, che fino a qualche minuto fa era perfettamente sconosciuta così come lo è stato il vostro dentista o il vostro  commercialista la prima volta che siete entrati nei loro studi.  Andare dallo psicologo vuol dire esser fuori di senno?  La stragrande maggioranza delle persone che conoscete e non avreste mai immaginato che avrebbero potuto rivolgersi ad una psicologa/o, hanno chiesto  aiuto a questi professionisti traendone giovamento, ma senza avervelo detto per la paura di essere giudicati matti o fuori di testa, proprio come voi temete di  essere considerati in questo momento. I pazienti che ho avuto e che ho sono senza dubbio le persone più assennate che io abbia mai conosciuto. Coloro che  si rivolgono ad uno specialista per chiedere aiuto nell’affrontare un momento difficile della propria vita sono dotati di due qualità straordinarie: l’umiltà e il  coraggio di ammettere di avere bisogno di aiuto.  Per questo negli Stati Uniti e nei Paesi Scandinavi andare dallo psicologo è di gran moda!  Qual’è la differenza tra Psicologo e Psicoterapeuta?  Non è solo una questione di titoli, quanto piuttosto di percorso formativo, infatti per diventare Psicoterapeuta è obbligatorio aver svolto un determinato numero  di ore di psicoterapia personale all’anno durante la frequentazione di una scuola quadriennale o quinquennale di specializzazione.  Per diventare Psicologi  basta aver conseguito il diploma di laurea ed essere iscritti all’albo degli Psicologi dopo aver superato l’esame di stato, condizioni naturalmente già incluse nel  percorso formativo di uno Psicoterapeuta.   E tra Psicoterapeuta e Psichiatra?  Qui la differenza è sostanziale, in quanto si tratta di due professionisti che provengono da una formazione universitaria diversa, per la quale lo Psicoterapeuta  ha conseguito la laurea presso la facoltà di Psicologia, mentre lo Psichiatra presso quella di Medicina. In quanto medico, lo Psichiatra è abilitato a prescrivere  farmaci, e solitamente collabora con lo Psicoterapeuta, che parallelamente al percorso farmacologico segue il paziente nella psicoterapia.  E qual’è la differenza tra uno Psicoterapeuta e uno Psicoanalista?  La differenza va assottigliandosi tra queste due figure, in quanto si tratta di professioni analoghe per formazione, ovvero entrambe hanno conseguito il titolo di  Psicoterapeuta presso due scuole di specializzazione diverse, pertanto esercitano la stessa professione seguendo approcci terapeutici e metodi diversi.  Quanto dura la terapia?  La durata di ciascuna seduta durante il corso del trattamento varia da 50 minuti a un’ora. Personalmente, e per il tipo di approccio col quale lavoro, ritengo che  affinché un trattamento risulti efficace sia necessario il tempo di almeno un anno e mezzo, sebbene sono solita valutare nel corso del trattamento stesso a  seconda del caso. Tuttavia, il tempo varia in base ai diversi metodi utilizzati: esistono terapie brevi, caratterizzate da sedute definite per obiettivi, così come  terapie che durano molti anni.  Cosa fa lo psicologo?  Lo Psicologo opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace  (art. 3 CAPO I del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani); lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza di coloro che si avvalgono delle sue  prestazioni, astenendosi dall’imporre il proprio sistema di valori, non opera discriminazioni (art. 4 CAPO I); evita commistioni tra il ruolo professionale e vita  privata (art. 28).  Art. 1 L. 56/89  (Definizione della professione di psicologo)  La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di  sostegno in ambito psicologico rivolte alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.  Un caro saluto a tutti.                                                                                                                                      Dott.ssa Valentina Arci Psicologa clinica e Psicoterapeuta della Gestalt  Dott.ssa Valentina Arci   Psicologa e Psicoterapeuta a Roma eccessivo senso di apprensione per ogni evento del quotidiano spesso accompagnato dalla sensazione di avere un peso alla bocca dello stomaco affanno e tachicardia frequenti agitazione implacabile ed incontrollabile scoppi di collera e perdita di controllo che possono sfociare in comportamenti aggressivi pensieri catastrofici e convinzioni pessimistiche sull’andamento della propria vita abbassamento del tono dell’umore, stanchezza, malinconia, tristezza paura e senso di inadeguatezza nel relazionarsi con gli altri sensazioni ingiustificate di pericolo difficoltà nel dormire e/o nel mangiare in modo regolare protrarsi di eccessiva tensione nervosa difficoltà di concentrazione e perdita di memoria senso di spossatezza e stanchezza prolungate durante l’arco della giornata tristezza e angoscia senza apparenti legami con eventi del quotidiano perdita di energie e di speranze, senso di vuoto e mancanza di entusiasmo morte o perdita di una persona cara malattie serie compromissioni a livello fisico e/o psichico a seguito di incidenti separazioni o divorzi problemi di coppia, incomunicabilità, tradimenti, difficoltà nei rapporti sessuali eventi stressanti che comportano cambiamenti di rilievo quali: traslochi, trasferimenti, cambio di lavoro, pensionamento, gravidanza, menopausa,   cambiamenti dei ruoli genitoriali (distacco dei figli dal nucleo di origine), difficoltà a relazionarsi con i propri figli adolescenti, anzianità episodi di sabotaggio professionale e scorrettezze subite sul posto di lavoro 

 

 

 

 

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